
E' un paio di giorni che mi frulla in testa di scrivere un pezzo su uno dei concetti che ho eletto a pilastro della mia vita: il concetto di Ciccia.
Ciccia è tutto quello che oltre ad esistere, lo puoi toccare, non solo, lo puoi stringere e strizzare e oppone resistenza. Lo puoi sentire sotto le mani la vita che lo tiene assieme.
Ciccia è una cosa fatta da qualcuno, un manufatto creato dall'argilla o dal fango. O anche dalla merda; perchè il grano si concima a merda.Ciccia è parlare tangibile, concreto; è addurre numeri ed esempi, spiegare le cose dicendo cosa esse sono e non cosa non sono, parlare per espressioni positive; Ciccia è (non) dire mai "non".
Ciccia è il sudore, ciccia è sapere che si è fatto un mattone, un qualcosa che pur non indispensabile è fondamentale. Ciccia è fare un qualcosa che esprime il suo massimo solo unita a qualcos'altro, ma anche da sola non è da sottovalutare.
Ciccia è un movimento saldo e fluido, ciccia è coordinazione più che velocità , è essere coscienti di quanta bellezza c'è nella cerimonia del the giapponese,ed essere tristi per la non-cerimonia del caffè italiano.

Ciccia è anche "la rima cuore amore, la più antica e difficile del mondo" (U. Saba mica pizza e fichi)
Ciccia è infine vivere riempiendosi la bocca di tutto quello che c'entra, ma non di più, per il semplice fatto che sarebbe sprecato.
Voglio che tutta la mia vita sia una tensione verso la Ciccia; attribuirò grande rispetto a chi ai miei occhi segue gli stessi principi. Anche se è juventino.
Ema

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